di Franco Mario
LA RIVELAZIONE DI ANDREA RICCIARDI (FONDATORE COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO): SAN GIOVANNI PAOLO II DIFFIDAVA DI TUTTI I COMUNISTI COMPRESI QUELLI ITALIANI
Neppure il Pci si salvava dal giudizio di Giovanni Paolo II. Per Karol Wojtyla il comunismo restava comunismo, anche quando si presentava con il volto italiano di un partito che rivendicava la propria diversità da Mosca. E guai a provare a convincerlo del contrario. Ne sa qualcosa Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che racconta un episodio illuminante in un’intervista a Roberta Scorranese sul Corriere della Sera.
Wojtyla e quella risposta tagliente sul Pci
«Una volta, parlando con lui, osservai che il Partito comunista italiano era diverso dagli altri». Una considerazione che non dovette piacere affatto al Pontefice polacco. San Giovanni Paolo II rimase in silenzio per un istante. Poi arrivò la replica, secca, gelida, senza possibilità di appello:”LA FACEVO PIU’ INTELLIGENTE”
Quattro parole che valgono un manifesto politico e culturale. Nessuna indulgenza verso il comunismo, nessuna particolare apertura di credito al Pci di Enrico Berlinguer e al contrabbandato eurocomunismo che voleva ammantare un’ideologia che aveva prodotto miseria e morte in tutte le nazioni dove era andata al potere, in un movimento innocente e “petaloso”.
Wojtyla, che in Polonia aveva conosciuto sulla propria pelle gli orrori del regime comunista, non si lasciava certo ingannare dalle cavillose distinzioni nostrane tra le diverse declinazioni dell’ideologia marxista.
Un anticomunismo profondo, radicato nell’esperienza personale e nella difesa della libertà. E che non ammetteva scorciatoie diplomatiche.
Il pugno sul tavolo e la sfida di Giovanni Paolo II
Ma dall’intervista di Riccardi emerge anche un altro Wojtyla: il Papa che non esitava ad alzare la voce quando era in gioco la pace. Durante un pranzo a Castel Gandolfo, mentre si discuteva della guerra nei Balcani, il Pontefice si alzò, batté un pugno sul tavolo e gridò: «E allora ci andrò da solo».
Un temperamento combattivo, lo stesso che lo portò a promuovere lo storico incontro interreligioso di Assisi del 1986. Riccardi ricorda anche il contributo di Enrico Berlinguer agli sforzi di pace della Comunità di Sant’Egidio in Mozambico.
La fermezza anticomunista, dunque, non impediva a Wojtyla di battersi contro la guerra. Anzi, le due convinzioni convivevano nella sua visione del mondo.
Resta quella battuta sul Pci, affidata oggi alla memoria di Riccardi. Una risposta pronunciata senza alzare la voce, ma più eloquente di un lungo discorso. Per Giovanni Paolo II il comunismo italiano non meritava alcuna patente speciale. Parola di santo.
di Penelope Corrado – secoloditalia.it
FATIMA E IL COMUNISMO
La profezia di Fatima che nel 1917 metteva in guardia dal potere tentacolare del comunismo ateo nel mondo (e in Russia) è sempre valida. «La Madonna desidera proteggerci dal male del comunismo ateo, che allontana i cuori dal Cuore di Gesù — unica fonte di salvezza — e li conduce alla ribellione contro Dio e contro l’ordine che Egli ha posto nella creazione e scritto nel cuore di ogni uomo».
PREGHIERA ALLA MADONNA DI FATIMA
O Regina di Fatima, in questa ora di così grandi pericoli per le nazioni cristiane, allontanate da esse il flagello del comunismo ateo.
Non permettete che riesca a instaurarsi, in tanti paesi nati e formati sotto l’influsso sacro della civiltà cristiana, il regime comunista, che nega tutti i comandamenti della legge di Dio.
Perciò, o Signora, mantenete vivo e accrescete il rifiuto che hanno opposto al comunismo tutte le categorie sociali dei popoli dell’occidente cristiano.
Fate che, sbarrando risolutamente la strada alla infiltrazione comunista, tutti i popoli dell‘occidente cristiano possano contribuire a fare avvicinare il giorno della gloriosa vittoria che avete predetto a Fatima con queste parole piene di tanta speranza e di tanta dolcezza:
“INFINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERÀ”.
