Il destino di Alfa Romeo, alla stregua di quello Lancia, Maserati, Ferrari, e’ intersecato con l’Italia e con quello della sua proprieta’ Agnelli-Elkann. Svincolarsi da Parigi e dalla Cina, ma anche da possibili “imbuti” anglosassoni ed americani, rappresenta un imperativo categorico ed al contempo una scelta fisiologica. Uno stato serio anziche’ remare contro la Fiat e la sua dinastia proprietaria, si prodigherebbe per offrirle il miglior scenario fiscale, valutario, bancario, energetico, infrastrutturale del mercato, al fine di scongiurare l’immissione della Giga Factory Stellantis che doveva essere edificata a Teramo e Campobasso, ma gli azionisti hanno optato per Spagna e Marocco. Ad ogni modo Alfa si appresta a riaffidarsi assieme a Maserati, alla piattaforma Giorgio ed agli stilisti del calibro di Pininfarina, a prescindere dall’orientamento del mercato e dei vantaggi od obblighi contrattuali della fusione con Citroen-Pegeout. L’Italia soggiace ad un piano sovversivo eterodiretto di desertificazione industriale adempiuta da politici e burocrati subalterni ai grandi poteri finanziari e bancari anglosassoni e sionisti. E’ opportuno invertire tale tendenza ricostruendo l’Iri, reimmettendo una banca centrale binariamente ad una rete impermeabile di banche di sviluppo industriale, lavorativo, patrimoniale, di approvviggionamenti, con garanzia illimitata sui debiti pubblici, privati ed aziendali. Per concretizzare tale piano e’ imprescindibile il possesso di una moneta proprietaria statale da immettere in parallelo alla moneta che ha depauparato erario, imprese e privati. E rendere effettiva l’autosufficienza energetica, idrica, alimentare, faemaceutica oltre che bancaria e monetaria. Approfondimento e/o sostegno nella sezione contenuti segreti di http://www.adfnews.it
2026-02-24
