Scandaloso Napoli-Milan: fuga Conte e stato e responsabilita’ calcistiche interne

di Paolo Paoletti

IMPIETOSO RAFFRONTO TRA LE PRIME 8 DI CHAMPIONS E NAPOLI-MILAN, PESSIMO SPOT DEL CALCIO ITALIANO. I 4 MOTIVI DELLA DERIVA TRICOLORE: TUTTI COLPEVOLI, A COMINCIARE DAL NAPOLI, CAMPIONE D’ITALIA IN CARICA, MA 30° IN EUROPA. INFORTUNI? SCUSA RIDICOLA, DE LAURENTIS NON SA GESTIRE CALCIO DI ALTO LIVELLO. CONTE, IN FUGA, SI AUTOCANDIDA ALLA NAZIONALE; ADL NON VEDE L’ORA DI ACCOMPAGNARLO ALLA PORTA: FINISCE MALE L’ENNESIMO CICLO, NONOSTANTE IL 4° SCUDETTO!

Per riprendermi dallo schifo di Napoli-Milan, ho atteso di rifarmi gli occhi con la Champions ed ho fatto bene, ritrovando motivazione a spiegare tutte le malefatte del calcio italiano e del Napoli, Campione d’Italia in carica e tornato secondo dietro l’Inter a -7 e 7 gare ancora da giocare!

La verità è che le 8 dei quarti di Champions praticano un altro calcio. Quello vero. Evidenziando il divario drammatico perchè enorme che esiste tra le prime 8 d’Europa e le prime 6 del campionato italiano.

Tutte fuori portata. Ma anche lo Sporting Lisbona merita di essere lì: una sconfitta 1-0 maturata nel recupero contro l’Arsenal ed il clamoroso 5-0 con cui hanno stracciato il Bodo giustiziere dell’Inter.

E chi ripesca l’incartapecorita scusa del fatturato è in mala fede.
E’ vero che in Premier ci sono più soldi e ne possono spendere di più, ma non è solo per questo che sono tutti bravi. Sarebbe troppo semplice.

1.. Devi saper comprare;

  1. Devi saperli far rendere;
  2. Devi giocare alla velocità degli altri, doppia rispetto alle italiane.
  3. Devi saperti esprimere a velocità doppia e giocare il pallone a velocità doppia, come fanno le spagnole.

Se si assiste al riscaldamento del Barcellona da bordo campo si capisce che “la palla non se la passano, se la tirano”.

Poi ci sono Bayern e Paris Saint Germain, né inglesi né spagnole che hanno un allenatore che ha giocato a lungo in Premier League e uno che ha allenato a lungo in Spagna.

Sia in Psg-Liverpool, sia in Barcellona-Atletico il ritmo è rimasto sempre elevatissimo ed una velocità di esecuzione supersonica. Non c’è tempo per pensare, perché a questo pensa l’allenatore.

Chi va in campo ha memorizzato i comportamenti come li definisce correttamente Spalletti: a movimento A dell’avversario, corrisponde mio movimento B. A movimento C di un compagno, corrisponde mio movimento D.

Spazio per l’interpretazione pochissimo, e solo negli ultimi 20 metri. Dove deve comandare sempre il talento (altrimenti che li spendi a fare 50-60 mln per un giocatore?)

La riaggressione da noi è sopportata. L’Italia contro la Bosnia ci ha segnato un gol illusorio (con Kean) per poi crollare.
Ma le 8 migliori d’Europa la praticano sempre.

Jurgen Klopp con il suo Gegenpressingci ha stupito per anni. Oggi il Bayern ne è l’interprete perfetto, anche se schiera le riserve (e l’Atalanta se n’è accorta).

Il Paris Saint Germain ci ha schiantato l’Inter nella scorsa finale di Champions League facendo capire fin dal fischio di inizio: “provate a uscire, noi veniamo a prendervi e sono cavoli vostri”.

L’elemento distintivo è quindi la mentalità!

Nelle grandi squadre europee giocano eccellenti atleti. E quelli che sono nati bravi calciatori, sono diventati poi anche ottimi atleti.

Pedri, gioiello del Barcà (nonostante la sconfitta contro l’Atletico), Vitinha e Joao Neves, motorini del Psg, toccano in pallone a cento all’ora senza esitazioni, problemi di controllo e palleggio.

In più corrono 100′ senza problemi, prototipi degli attuali calciatori moderni.
Impensabile che nel 2026 un calciatore professionista accusi stress da modelli di allenamento a scusante di infortuni che hanno altre motivazioni. I 40 infortuni del Napoli vanno ricondotti a mentalità sbagliata del club, scelte sbagliate di mercato, staff sanitario e riabilitativo di pessimo livello. Tutte laciune riconducibili a De Laurentis non a Conte,.

Tatticamente quasi tutti giocano con la difesa 4, perchè i due esterni del reparto partecipano attivamente al gioco, sempre. Oltre a difendere.
Il mercato si fa ragionando per reparto non sui singoli.
Non si vedono mai gli stucchevoli passaggetti tra i difensori centrali coinvolgendo portiere e regista. E non si perdono quaranta secondi ogni volta che c’è un fallo laterale.
Cosa abbiamo visto di tutto questo nello schifo di Napoli-Milan? Le 2 squadre subito dopo la capolista?
Il Napoli con l’aggravante di aver speso oltre 100mln sul mercato, essere partito dal titolo di Campione e l’ambizione di arrivare almeno ai quarti di Champions. Da ridere…

Può darsi che ci sia un problema generazionale.
Nelle prime 6 squadre abbiamo 2 allenatori boomer: Gasperini (1958) e Spalletti (1959). Poi ne abbiamo due Generazione X: Allegri (1967) e Conte (1969). Infine 2 soli Millennial: Chivu (1980) e Fabregas (1987).

Fabregas, il più giovane e scresciuto nella grande scuola fa giocare al Como un calcio diverso da tutti gli altri.
Ha prima pensato e poi realizzato questo progetto, ma serve competenza anche per concretizzare il lavoro progettato.

Nelle 8 ai quarti di Champions, nessuna ha un allenatore Boomer. Quattro sono Generazione X: Flick il più anziano (1965), Simeone (1970), Luis Enrique (1970), Slot (1978).
Gli altri sono tutti Millennial: Rui Borges (1981), Arteta (1982), Arbeloa (1983), Kompany (1986).

Cosa cambia? Oggi chi ha 65 anni ha giocato un calcio diverso da chi ne ha 40.
Può studiare e aggiornarsi per ore e ore ma ciò che hai dentro resta. Ed il calcio di Vincent Kompany al Bayern lo dimostra.

Paris e Bayern meriterebbero ma finale dovrebbero sfidarsi in semifinale. L’onore della Spagna potrebbe essere salvato a sorpresa dall’Atletico Madrid di Cholo Simeone ma il Baròa ha abituato a sovvertire i pronostici cercando la finale Arsenal permettendo.

Tra il calcio italiano e quello europeo, la differenza non sta solo nella corsa: infatti non basta per vincere le partite, come non basta essere bravi con il pallone tra i piedi.

Il calcio di oggi è un collettivo da 25 calciatori, più staff tecnico, sanitario, riabilitativo, dirigenziale. Oggi forse solo Maradona farebbe ancora la differenza.
E serve uniformare il pensiero di 40-50 persone a cominciare dal Presidente per vincere e restare ad alti livelli. Ovviamente in Europa, perchè tutti i campionati nazionali non hanno più senso se non essere allenanti per le competizioni Fifa.

Alla guida non basta un allenatore con idee interessanti, carisma, personalità. Serve uno staff iperspecializzato che sappia allenare ogni situazione.

Questo è il calcio di oggi, in cui i soldi contano, ma siccome ad averli sono in tanti, contano sopratutto le idee. La vera materia prima di cui il calcio italiano ha veramente bisogno.

In questo contesto il Napoli è quello che sta più indietro: senza mentalità, senza strutture, senza settore giovanile, senza strategie (se non i soldi che intasca De laurentis). Ovvero senza futuro. Quattrio scudetti? Gli ultimi 2 non valgono nulla se poi da Campione d’Italia e 130mln spesi resti al 30esimo posto delle 36 partecipanti alla Champions.

Napoli-Milan è stato lo spot veritiero sullo stato del calcio italiano. Schifosamente e drammaticamente vero. Ed il guaio è che ne Allegri, ne Conte si sono vergognati.
Vada per Conte che con i 3 punti ha portato il Napoli al suo standing ripetutamente sbandierato: “arrivo primo o secondo”.

Per il resto nulla.
Un nulla che viene da lontano, perchè come hanno recentemente dettato i fatti, Conte non vede l’ora di andarsene e De laurentias nopn vede l’ora di accompagnarlo alla porta.

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