Fino a pochi decenni fa, l’ingresso di una nazione in un conflitto armato rappresentava il momento più drammatico e solenne per una democrazia. Dichiarare guerra significava inviare i propri giovani a combattere, un atto che richiedeva un vasto consenso popolare e parlamentare. Le bare avvolte nelle bandiere che tornavano in patria erano il più potente deterrente politico contro i conflitti infiniti: l’opinione pubblica, di fronte ai caduti, prima o poi esigeva la pace. Oggi, le grandi potenze mondiali hanno trovato una soluzione cinica e spietata per aggirare questo “ostacolo democratico”: la privatizzazione della guerra.
Lungi dall’essere un’esclusiva russa (con il noto Gruppo Wagner, oggi Africa Corps), l’uso di compagnie militari private (PMC, Private Military Companies) è una prassi sdoganata e perfezionata dall’Occidente, a partire dalle guerre in Iraq e Afghanistan con colossi come Blackwater (oggi Constellis). La controinformazione geopolitica ci svela che la guerra moderna è stata appaltata a multinazionali armate, i cui soldati non rispondono alla Costituzione, ma a un consiglio di amministrazione.
Il vantaggio per i governi è triplice. In primo luogo, c’è la plausible deniability (negabilità plausibile): uno Stato può schierare migliaia di mercenari in teatri operativi non ufficiali (dalla Siria al Sahel, fino all’Ucraina) senza dichiarare formalmente guerra a nessuno. In secondo luogo, i mercenari morti non finiscono nelle statistiche ufficiali del Ministero della Difesa. Non ci sono funerali di Stato in diretta televisiva, non ci sono madri che piangono davanti ai palazzi del governo. L’opinione pubblica non si indigna perché, semplicemente, non vede i morti.
Ma l’aspetto più torbido è quello economico. Le PMC trasformano il conflitto in un servizio a pagamento, spesso quotato in borsa. Per una corporazione che affitta eserciti e armamenti, la pace rappresenta un crollo dei fatturati. Il loro modello di business necessita di un mondo perennemente instabile, di “guerre a bassa intensità” croniche e conflitti per procura che durino decenni.
A pagare il conto di questo business sanguinario sono sempre i contribuenti, poiché i fondi pubblici vengono drenati per pagare contratti miliardari a queste agenzie private, sfuggendo a qualsiasi revisione contabile o limite etico (i mercenari non sono vincolati dalle Convenzioni di Ginevra come gli eserciti regolari).
Finché la guerra rimarrà un affare privato, lontana dagli occhi degli elettori e delegata a milizie corporative, la diplomazia non avrà mai spazio. Accettare la privatizzazione della violenza significa aver rinunciato all’ultima, fondamentale prerogativa dello Stato di diritto, consegnando le chiavi della geopolitica a spietati signori della guerra in giacca e cravatta.
