LO SAPEVATE CHE LA MADONNA CHIESE IL DOGMA DELLA SUA ASSUNZIONE IN CIELO ANCHE A BRUNO CORNACCHIOLA NELL’APPARIZIONE ALLE TRE FONTANE: “IL MIO CORPO NON POTEVA MARCIRE E NON MARCI'”
Queste le parole più significative che contengono il messaggio della apparizione alla Tre Fontane.
Sono Colei che Sono nella Trinità Divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta! Rientra nell’Ovile Santo, Corte Celeste in terra. Il giuramento di un Dio è e rimane eterno ed immutabile. I nove venerdi del Sacro Cuore di Gesù che tu facesti prima di entrare nella via della menzogna, ti hanno salvato… Il mio Corpo non marcì, né poteva marcire. Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso. Si preghi assai e si reciti il rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiani.. Con questa terra di peccato opererò potenti miracoli per la conversione degli increduli…

1) “Sono Colei che sono nella Trinità Divina… Sono la Vergine della Rivelazione”.
Con queste due frasi Maria presenta se stessa. L’una de nota la Vergine su un piano generale (Sono colei che sono nella Trinità divina) quasi richiamando la nota autodenominazione di Dio sul monte Horeb (Sono colui che sono); l’altra è su un piano più specifico (Sono la Vergine della Rivelazione). Esse sono di un significato teologico molto profondo.
Maria invero con queste parole non dice chi Ella sia:
con la prima frase infatti Ella dice la Sua collocazione, la collocazione del Suo essere (sono…), che ha dei rapporti speciali con le persone della Santissima Trinità (… nella Trinità Divina); con la seconda Ella invece similmente non specifica chi Ella sia, quale è il Suo essere, ma solo che il Suo essere è stato fatto oggetto della rivelazione, nel senso che di Lei e dei Suoi privilegi parla la Rivelazione (Sono la Vergine della Rivelazione). Infatti il genitivo “della Rivelazione” non credo possa essere preso, grammaticalmente, se non per un genitivo di specificazione. Ma approfondiamo ancora meglio queste due frasi della Vergine.
a) Sono colei che sono nella Trinità Divina
Maria afferma che il Suo essere ha uno speciale rapporto con la Santissima Trinità; Ella è nella Trinità, appartiene cioè all’ordine ipostatico, perché da Lei fu preso quel corpo al quale il Verbo di Dio si unì ipostaticamente. Essendo Madre di Gesù, vero Dio e vero Uomo (unione ipostatica) Maria ha specialissime relazioni con la SS.ma Trinità: (ordine della unione ipostatica) figlia dilettissima del Padre; madre del Verbo Incarnato; sposa feconda dello Spirito Santo.
b) Sono la Vergine della Rivelazione
In termini teologico-biblici, per rivelazione si intende oltre che l’atto con cui Dio si rivela, anche l’insieme delle verità rivelate da Dio e tramandateci o in scritto (S. Scrittura) o oralmente (Tradizione). Nel denominarsi “Vergine della Rivelazione”, la Vergine SS.ma voleva mettere in risalto tutta la falsità di coloro che oppugnano i suoi privilegi dicendoli invenzioni indebite della Chiesa, perché, secondo loro, non contenuti nella rivelazione, cioè nella S. Scrittura.
Cornacchiola con la testimonianza della Bibbia non cattolica voleva scalfire i privilegi e i dogmi mariani. Apparendo la Vergine Santa, con il medesimo libro tenuto tra le Sue mani (“nella mano destra, reggeva, appoggiato al petto, un libro non tanto voluminoso, difende la verità dei suoi privilegi contenuti appunto nella rivelazione, nella S. Scrittura; ed in particolare difende il privilegio della Sua Immacolata Concezione, contro il quale si scagliava il Cornacchiola.
La Vergine avrebbe quindi mostrato che la verità dell’Immacolata Concezione è contenuta nella Sacra Scrittura, come del resto tutti i suoi privilegi e verità mariane.
Quindi il titolo “Vergine della Rivelazione” è bellissimo e altamente teologico, essendo esso quasi una conferma di tutte le verità mariologiche che la Chiesa insegna fondandosi sulla parola rivelata.
Maria si presenta affermando che Ella è quello che Dio ha voluto che Ella sia, come Dio stesso L’ha presentata nella Sacra Scrittura, nella Rivelazione.
2) “Il mio corpo non poteva marcire e non marci. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso”.
Ma se per il privilegio dell’Immacolata la Vergine non parla direttamente, Ella per quanto riguarda il privilegio della Assunzione fa delle affermazioni dirette: il mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio Figlio e gli Angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso.
Era il 12 aprile 1947. Qualche anno dopo, il giorno di tutti i Santi, dell’anno santo del 1950, Pio XII, in piazza San Pietro, proclamava dogma di fede l’Assunzione di Maria in Cielo.
Se si volesse paragonare la Grotta delle Tre Fontane a Lourdes, si dovrebbe concludere che: come nella grotta di Massabielle, nel 1858, a quattro anni dalla definizione dogmatica della Immacolata Concezione avvenuta nel 1854, si ebbe come una conferma dal cielo del magistero straordinario di Pio IX; allo stesso modo, ma come anticipo, nella Grotta delle Tre Fontane, nel 1947, si sarebbe avuto un ma spettato preannuncio dalla Vergine stessa del successivo pronunciamento del magistero straordinario di Pio XII, che nel 1950 definiva il domma dell’Assunta: ‘Maria terminato il corso della vita terrena fu assunta alla gloria celeste anima e corpo”.

Invero le prime parole della Vergine alla Grotta delle Tre Fontane (il mio corpo non poteva marcire e non mard), direbbero più direttamente riferimento alla incorruptio corporis della Vergine che, secondo San Modesto, essendo divenuta corporalmente simile a Cristo, non aveva meritato la corruzione. Tradizione che poi si espiicitò nella tesi “assumpta quia immaculata’, cioè Maria fu assunta perché senza peccato. Le altre parole della Vergine delle Tre Fontane sono invece in più stretta rispondenza con le parole della definizione dogmatica di Pio XII. Nel nuovo testamento non si parla della morte di Maria e del destino del suo corpo.
La bolla di definizione, Munfecentissirnus Deus di Pio XII, non ha inteso definire nulla circa la morte corporale di Maria, bastando all’essenza del mistero, definito dogma di fede, il trasferimento di Maria in corpo e anima nella sede dei Beati. Definendo questo domma Pio XII non ha voluto affatto alludere a una “resurrezione” di Maria a somiglianza di quella di Cristo. Ed in ciò egli è restato in linea con quanto pensavano i Padri nei primi secoli del Cristianesimo a questo proposito: Maria è morta come tutti muoiono, ma poi il suo corpo è stato assunto in cielo. Dunque, non immortalità e non resurrezione, bensì privilegio unico accordato al suo corpo dopo la naturale conclusione dell’esistenza.
La dottrina che la Vergine Santissima non sarebbe passata per l’esperienza della morte era fondata da alcuni teologi sul fatto che per quanto riguardava questo punto Ella, più che essere assimilata a Cristo che si era voluto sottomettere a questa esperienza per i nostri peccati, assimilandosi a noi fino alla morte e morte di croce, sarebbe invece stata simbolo della Chiesa imperitura. Ma oggi per lo più si accetta la dottrina teologica della assimilazione cristologica (Maria simile a Cristo anche nella morte) anziché la dottrina teologica della simbologia ecclesiologica (Maria simbolo della Chiesa imperitura).
3) “Tu mi perseguiti, ma ora basta! Entra nell’ovile santo, corte celeste in terra, la Chiesa”.
Strappato con amore materno dalla via del male, Bruno Cornacchiola vide chiara dinanzi a se la strada maestra, l’unica, di salvezza: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Quasi d’incanto, tutto il suo caos interiore cadeva in frantumi, gli idoli dell’orgoglio e dell’ostinato settarismo precipitavano dai loro piedistalli. Si ebbe l’uomo nuovo al posto dell’uomo vecchio, che Cornacchiola si sentì strappare con violenza divina dalle radici. Levando quasi lo sguardo da questo figlio, ormai conquistato, la Vergine richiamò dinanzi ai suoi occhi tutta l’umanità peccatrice, manifestando al veggente la sua angoscia e l’andito materno per la salvezza di tutti i peccatori. Passò poi ad indicargli, con insistente esortazione, il classico mezzo per la salvezza umana: la preghiera e in modo tutto particolare la recita quotidiana del S. Rosario.
4) Si preghi e si reciti il Rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiani.
Anche dall’oscura grotta delle Tre Fontane, la Vergine lancia a tutto il mondo il suo messaggio di preghiera, come un appello la cui eco non deve spegnersi mai. Particolarmente richiesta, con insistenza, dalla Vergine, la recita del rosario quotidiano. La Vergine Santa alle Tre non ha mancato di indicare anche intenzioni particolari:
— conversione dei peccatori (l’immoralità);
— conversione degli increduli (ateismo);
— l’unità dei cristiani (ecumenismo).
Se da urla parte l’infermità dello spirito di tanti nostri fratelli, vittime del peccato, deve profondamente interessare la carità di ognuno, dall’altra la cooperazione al ritorno dei fratelli separati, di qualsiasi confessione, all’unità con la “Chiesa Madre”, s’impone alla nostra coscienza individuale e collettiva come un imperativo categorico. Richiamo della Vergine Santissima alla coscienza dei cristiani di pregare per i peccatori, per i lontani, ma particolarmente oggi per gli increduli, poiché l’ateismo non è più fenomeno individuale, ma si è fatto fenomeno di massa. Quasi premio a quelle anime pie che ascolteranno il materno messaggio di preghiera per la salvezza della urnanità, la Vergine non mancò di promettere, alla Grotta delle Tre Fontane, i più grandi favori del cielo, i miracoli.
5) Con questa terra di peccato opererò potenti miracoli per la conversione degli increduli.
Come l’acqua della piscina di Lourdes, la terra della Grotta delle Tre Fontane, santificata dalla presenza di Maria, ha operato prodigi. Dal 12 aprile 1947 la storia sta ad attestare che la promessa della Madonna ha avuto e continua ad avere una commovente conferma in favore delle anime e dei corpi. In parecchi casi non è mancato l’autorevole riconoscimento di esperti medici che hanno affermato la straordinarietà di avvenute guarigioni.
PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITA’
«Ti glorifico o Dio, divino e uno, nella divina santità del Padre, perché mi hai creato quel dì che ti compiacesti di crearmi.
Ti benedico o Figlio del Padre, nella perfezione umanistica divina, perché mi hai salvato, spargendo, nella via del soffrire, il Sangue benedetto, divino e umano.
Ti ubbidisco o Spirito Santo, nei doveri per la mia santificazione, affinché mi infiammi d’amore, di fede, di speranza, per il Padre.
Ti innalzo e metto nel mio cuore, o Trinità divina, in un solo Dio, nell’unità perfetta d’amore e di giustizia, perché mi dai Maria, Figlia, Sposa e Madre, nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, via, verità e vita d’ogni essere, per incamminarmi nella via che porta a te, nella verità che fa conoscere te, nella vita che scaturisce solo da te, per amarti, glorificarti e benedirti in eterno, nella gloria degli angeli osannanti te, perfetto e santo, uno e trino, in Maria santissima per te nostra Madre».

Dettata a Bruno Cornacchiola dalla Vergine della Rivelazione
