Emergenza abitativa: quando avere un tetto diventa un lusso

Il diritto alla casa, sancito dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in Italia è diventato un privilegio. L’emergenza abitativa non è più un fenomeno che riguarda solo le fasce più marginali della popolazione: sta risalendo rapidamente la scala sociale, colpendo lavoratori dipendenti, giovani professionisti, famiglie con doppio reddito.

Nelle grandi città — Milano, Roma, Firenze, Bologna — gli affitti hanno raggiunto livelli insostenibili. A Milano, un monolocale in zona semicentrale supera facilmente gli 800-900 euro mensili. Per un bilocale si arriva a 1.200-1.500 euro. Cifre incompatibili con stipendi medi che in Italia restano tra i più bassi d’Europa occidentale e sono gli unici a non essere cresciuti in termini reali negli ultimi trent’anni.

La causa principale di questa esplosione dei prezzi ha un nome che i media pronunciano raramente con tono critico: gli affitti brevi turistici. Piattaforme come Airbnb hanno sottratto decine di migliaia di appartamenti dal mercato residenziale, trasformandoli in strutture ricettive di fatto. I proprietari, attratti da rendimenti molto superiori, preferiscono affittare ai turisti per poche notti piuttosto che a famiglie per anni. Il risultato è una contrazione drammatica dell’offerta abitativa e un’impennata dei prezzi.

I centri storici si svuotano di residenti. Interi quartieri si trasformano in parchi tematici per turisti, perdendo servizi essenziali — scuole, negozi di vicinato, ambulatori — che rendevano possibile la vita quotidiana. È una forma di gentrificazione accelerata e turbo-capitalista che sta ridisegnando la geografia sociale delle città italiane.

L’edilizia residenziale pubblica, che dovrebbe costituire la risposta istituzionale a questo problema, è in stato di abbandono. Il patrimonio di alloggi popolari si riduce costantemente per dismissioni e mancata manutenzione. Le liste d’attesa per ottenere una casa popolare raggiungono i dieci, quindici anni. In alcune città, le domande inevase superano le 30.000 unità.

Le politiche abitative degli ultimi decenni hanno seguito un’unica direzione: incentivare la proprietà privata attraverso agevolazioni fiscali e mutui. Una scelta che ha arricchito il settore bancario e quello immobiliare, ma ha lasciato senza protezione chiunque non riesca ad accedere alla proprietà. E oggi, con i tassi di interesse ancora elevati, anche il sogno del mutuo è diventato irraggiungibile per milioni di persone.

Nel frattempo, secondo i dati ISTAT, in Italia ci sono circa 7 milioni di abitazioni vuote. Un paradosso che grida vendetta: case senza persone e persone senza casa.

Qualsiasi proposta di regolamentazione degli affitti brevi o di tassazione degli immobili sfitti viene bollata come “attacco alla proprietà privata”. Ma quando il diritto di proprietà di pochi calpesta il diritto all’abitare di molti, forse è il momento di ripensare le priorità.

Esegui l'accesso per Commentare.