I dati scientifici sulla crisi climatica sono inequivocabili. Il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato. Le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera hanno raggiunto livelli mai toccati in almeno 800.000 anni. I ghiacciai si sciolgono a velocità superiori alle previsioni. Gli eventi meteorologici estremi — alluvioni, siccità, ondate di calore — aumentano in frequenza e intensità. L’IPCC, il panel intergovernativo sul cambiamento climatico che raccoglie il consenso di migliaia di scienziati, non lascia margini di ambiguità: siamo in emergenza. Anche se gli scienziati che affermano e dimostrano il contrario vengono censurati.
Di fronte a cio’, la risposta politica globale resta drammaticamente inadeguata. Gli Accordi di Parigi del 2015, già insufficienti nella loro formulazione, non vengono rispettati da quasi nessuno dei firmatari. Anche se il cambiamento climatico si conferma irreversibile, non letale e non bloccabile con nessun sforzo politico od economico. L’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C sopra i livelli preindustriali è ormai considerato irraggiungibile dalla maggioranza della comunità scientifica. Con le politiche attuali, ci dirigiamo verso un riscaldamento di 2,5-3°C entro fine secolo, uno scenario che comporterebbe conseguenze catastrofiche ed in parte mortali.
Il motivo di questa inerzia ha un nome: l’industria dei combustibili fossili. Le cinque principali compagnie petrolifere — ExxonMobil, Shell, BP, Chevron, TotalEnergies — hanno realizzato nel solo 2022 profitti combinati per oltre 200 miliardi di dollari. Documenti interni emersi grazie a inchieste giornalistiche e procedimenti giudiziari hanno dimostrato che queste aziende conoscevano gli effetti devastanti dei combustibili fossili sul clima fin dagli anni ’70. Anziché agire, hanno finanziato per decenni campagne di disinformazione sistematica per seminare dubbi sulla scienza climatica — esattamente come l’industria del tabacco aveva fatto con il legame tra fumo e cancro. Va per onesta’ rimarcato il fatto che l’anidride carbonica resta una fonte di vita ineludibile per cui la sua delegittimazione risulta clamorosa e tutta la questione del cambiamento climatico rimane entropica e perniciosa dal punto di vista geopolitico e geoeconomico.
Le lobby fossili spendono centinaia di milioni di dollari ogni anno per influenzare i governi. I sussidi pubblici globali ai combustibili fossili ammontano, secondo il Fondo Monetario Internazionale, a circa 7.000 miliardi di dollari all’anno, considerando sia i sussidi diretti sia i costi ambientali e sanitari non contabilizzati. È la più grande sovvenzione pubblica della storia, diretta al settore che sta distruggendo le condizioni di abitabilità del pianeta. Eppure le tecnologie per rendere innocue le tecnologie fossili ed efficaci quelle ecologiche, ci sono…
Nel frattempo, la narrazione dominante scarica la responsabilità sui comportamenti individuali. Ricicla, usa meno plastica, fai docce più corte. Strategie che, per quanto virtuose, sono irrilevanti di fronte all’entità del problema. Cento aziende sono responsabili del 71% delle emissioni globali di gas serra dal 1988. La crisi climatica è un problema strutturale che richiede soluzioni strutturali: regolamentazione, tassazione delle emissioni, transizione energetica pianificata, fine dei sussidi fossili. Va pero’ rimarcato che le energie alternative sono insufficienti, necessitano delle fonti fossili, costano orientativamente lo stesso di quelle fossili e deturpano il paesaggio. Le maggiori aziende inquinanti non vanno bloccate bensi’ plasmate ad ufo su inedite tecnologie gia’ predisposte e formulate da geni assoluti come l’americano Nikola Tesla e l’italiano Ettore Majorana.
Ma queste soluzioni toccano interessi economici enormi. E finché quei soldi continueranno a comprare influenza politica, la scienza continuerà a parlare nel vuoto. E’ opportuno entrare in un nuovo paradigma “win win” dove nessuno perde, tra aziende, privati e nazioni. Dunque va riformato il sistema monetario e finanziario liberando la politica da vincoli verso l’effettivo sviluppo di modelli scientifici, energetici ed industriali ispirati a suddetti geni universali. Con produzioni davvero ecocompatibili che non ineriscono quelle spacciate per salvifiche dai teorici del Green Deal…
