È quanto denuncia un rapporto realizzato dal Pharmaceutical Group of the European Union (Pgeu), l’associazione che riunisce le principali organizzazioni dei farmacisti in Europa, secondo cui nel 2025, nel 70% dei Paesi europei non si è osservato alcun progresso sul tema delle carenze e nel 15% il quadro è addirittura peggiorato.
L’Italia è tra questi ultimi, con un aumento degli episodi di indisponibilità di farmaci del 4,8% rispetto all’anno precedente.
Le cause del fenomeno sono profonde: instabilità geopolitica, aumenti improvvisi nella domanda o drastiche riduzioni dell’offerta, scarsa sostenibilità economica di alcuni prodotti, emergenze. Fattori, tutti, capaci di rompere le catene di approvvigionamento, esaurire le scorte, ridurre la disponibilità di principi attivi e medicinali.
Un problema globale, che non risparmia l’Europa, come conferma il nuovo rapporto. Dall’analisi delle informazioni provenienti da 27 Paesi europei e dalla European Free Trade Association (Efta) emerge infatti che il 96% dei Paesi riscontra carenze che, in circa un terzo degli Stati, riguarda più di 600 prodotti e nell’11% più di mille.
Le aree più colpite sono le patologie del tratto gastrointestinale e il metabolismo e il sistema nervoso. Solo poco dietro i famaci per le malattie cardiovascolari e il cancro. Tra le carenze di più lunga durata, quelle di alcuni farmaci per l’Adhd, di antipsicotici, di medicinali per il cancro, di insuline e dei recenti farmaci contro l’obesità. Non sono mancate, inoltre, casi in cui l’indisponibilità riguardava farmaci inseriti nella lista dei ‘medicinali essenziali’ dell’Unione Europea.
