Ci sta franando la terra sotto ai piedi.Ho appena terminato una riunione d’emergenza coi nostri legali e la situazione è grave: se continua così, non dureremo a lungo.Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ci ha inferto un colpo durissimo, che non ci aspettavamo.I giudici hanno confermato la censura con cui il comune di Reggio Calabria ci ha impedito di dare voce a una ragazza per difendere la vita nel grembo materno.La cosa più assurda? Hanno citato norme che non sono più in vigore da anni e leggi che, quando abbiamo fatto le affissioni, nemmeno esistevano!Un attacco che arriva – guarda caso? – dopo aver difeso l’iniziativa della Campana per i bimbi non nati del Vescovo di Sanremo e il nostro diritto di difendere la vita dal concepimento.Col tuo aiuto abbiamo disturbato il sistema che considera l’aborto un dogma intoccabile, e il sistema ha reagito con violenza.E ci ha censurato di nuovo.
Ecco il messaggio incriminato:Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta. Stop AbortoUn messaggio innocuo, veritiero, personale. Ma per il comune e i giudici è un messaggio “discriminatorio”. Allucinante. Per caso ti ricordi l’esortazione del Vescovo Suetta di pochi giorni fa? “Siate campane squillanti senza paura”.È arrivato il momento di rispondere a quell’appello. Non a parole, ma nei fatti: riprendiamoci la libertà di dire che la vita è sacra e che l’aborto non sarà MAI un “diritto”.Per favore, dona 5 euro o 10 euro o quanto puoi per aiutarci a fare ricorso contro la sentenza bavaglio dei giudici e difendere la libertà di dire che nel grembo materno c’è una piccola e innocente vita umana!
Puoi aiutarci a smantellare il micidiale asse che si è creato tra sindaci e giudici anche con un bonifico o bollettino: trovi l’IBAN alla fine di questa mail.Se preferisci aiutare con una donazione immediata e sicura con Carta o PayPal clicca qui. Inoltre sai che cosa mi sconcerta?Che l’Assessore alle cosiddette Politiche di Genere del Comune di Reggio Calabria aveva disposto la censura dei nostri manifesti inviando una semplice mail.Nessun procedimento, nessun confronto, nessuna forma di controllo preventivo. Arbitrio assoluto.Ti rendi conto? Un politico si sveglia la mattina e decide che le tue opinioni non hanno diritto di cittadinanza. Prende lo smartphone, manda una mail ai funzionari comunali e ti tappa la bocca.Tutto questo è roba da regime totalitario, e non è un “rischio”: è ciò che sta succedendo ora, ciò che ci sta logorando giorno dopo giorno.Noi di Pro Vita & Famiglia siamo gli unici a sfidare questo sistema nelle aule di tribunale e nei palazzi del potere.Col tuo aiuto possiamo portare questa emergenza fin dentro al Parlamento: dobbiamo chiedere al centrodestra di modificare con estrema urgenza la legge usata da sindaci e giudici per censurarci.La fonte di questi attacchi è l’articolo 23 comma 4 bis del Codice della Strada: un vero e proprio “ddl Zan” mascherato che vieta affissioni “discriminatorie” e “offensive” in base a concetti vaghi come la cosiddetta “identità di genere”.Se non cambiamo quella legge, non torneremo liberi di difendere i nostri valori comuni.Noi ci mettiamo faccia, energie, tempo, ma per pagare i server delle campagne web, le consulenze legali e le azioni di pressione mediatica e politica abbiamo vitale bisogno del tuo supporto immediato.

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