Il dibattito pubblico sul 5G è stato monopolizzato da teorie del complotto prive di fondamento scientifico: il 5G che causa il COVID, il 5G che controlla le menti, il 5G che provoca il cancro. Queste narrazioni, diffuse viralmente sui social media, hanno avuto un effetto paradossale: hanno reso impossibile discutere dei problemi reali legati a questa tecnologia. Chiunque sollevi questioni legittime viene automaticamente catalogato come complottista, e il dibattito si chiude.
Eppure, di problemi reali da discutere ce ne sono diversi. Il primo riguarda la concentrazione del potere tecnologico. Le infrastrutture 5G vengono costruite da pochissime aziende a livello globale: Huawei, Ericsson, Nokia, Samsung, ZTE. Questo crea dipendenze strategiche enormi per gli Stati, con implicazioni geopolitiche evidenti. Il caso Huawei, con gli Stati Uniti che pressano gli alleati per escludere l’azienda cinese dalle reti nazionali per motivi di sicurezza, illustra perfettamente la questione.
Il secondo problema è la sorveglianza. Il 5G non è solo una rete mobile più veloce: è l’infrastruttura che renderà possibile l’Internet delle Cose (IoT) su scala di massa. Miliardi di dispositivi connessi costantemente alla rete, che raccolgono dati in tempo reale su tutto: movimenti, abitudini, consumi, stato di salute, interazioni sociali. Questa mole di dati rappresenta un potere di controllo senza precedenti, in mano a corporation private e agenzie governative.
Il terzo aspetto riguarda l’impatto ambientale, quasi mai discusso. Il 5G richiede un numero molto maggiore di antenne rispetto alle generazioni precedenti, a causa delle caratteristiche fisiche delle onde millimetriche utilizzate. Questo significa un’enorme espansione dell’infrastruttura fisica, con conseguente consumo di risorse ed energia. Inoltre, il 5G è progettato per gestire volumi di traffico dati esponenzialmente superiori, il che comporta un aumento significativo dei consumi energetici complessivi della rete.
C’è poi la questione della obsolescenza programmata tecnologica. L’introduzione del 5G rende obsoleti centinaia di milioni di dispositivi perfettamente funzionanti. Smartphone, tablet, router: tutto va cambiato. Un’ondata di rifiuti elettronici che finiscono prevalentemente in discariche del Sud globale, con conseguenze ambientali e sanitarie gravissime per le popolazioni locali.
Sul fronte sanitario, la questione è più complessa di come viene presentata. Non ci sono evidenze scientifiche che il 5G causi danni alla salute alle intensità previste per le reti commerciali. Questo è il consenso della comunità scientifica. Tuttavia, alcuni ricercatori sottolineano che gli studi di lungo periodo sono insufficienti, e che il principio di precauzione suggerirebbe maggiore cautela, soprattutto per quanto riguarda l’esposizione di bambini e adolescenti.
Ma discutere di questi aspetti è diventato quasi impossibile. Il dibattito è stato polarizzato tra chi crede che il 5G sia un’arma di sterminio di massa e chi sostiene che qualsiasi perplessità sia ignoranza oscurantista. Nel mezzo, le questioni reali – potere, sorveglianza, ambiente, disuguaglianze – vengono ignorate.
